giovedì 25 agosto 2016

Internet e la democrazia diretta


"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli"
Umberto Eco.

Il mio villaggio non ha mai avuto uno scemo ufficiale. Per la verità non abito nemmeno in un villaggio. Sono cresciuto alla periferia di un capoluogo, in una cittadina di 75mila abitanti.
Scemi ne abbiamo eccome. Anche idioti, imbecilli, deficienti e tutte le altre sfumature che definiscono i mentalmente disagiati.

Tuttavia sono nascosti, non si fanno vedere se non quando è troppo tardi. Tipo quando devono raccoglierli dall'asfalto perchè scelgono di attraversare un viale a tre corsie anzichè utilizzare le apposite passerelle pedonali. Oppure quando si schiantano contro i mezzi di soccorso perchè non hanno nè visto nè sentito la sirena. O finiscono sotto i treni perchè non li hanno visti.

In ogni caso, da morti non puoi mai dirgli che sono scemi, per rispetto, dicono.
Il rispetto dei morti è quella cosa che si sono inventati i parenti per non vergognarsi di avere un famigliare morto coglione.
Sai com'è, la gente potrebbe pensare che l'idiozia sia ereditaria e ci sia qualche altro idiota in famiglia, cosa per altro vera. E allora ci si costringe a ricordare solo il buono fatto dai morti. Tipo era un bravo ragazzo, salutava sempre, bonificava le paludi, faceva arrivare i treni in orario....


In una città così grande, gli incontri sono casuali, brevi e limitati, e si ha poco tempo a disposizione per valutare se il tuo interlocutore faccia parte o meno della grande famiglia discendente dalla madre degli imbecilli.
Sai solo che c'è questa massa di individui, fuori dalla tua porta, che ha il tuo stesso diritto di vita e di voto, e che prende decisioni che ti riguardano senza che tu abbia il benchè minimo potere di farli smettere, di far loro rendere conto che non sono adatti a decidere, nè per se stessi nè per gli altri.
E, purtroppo, sono la stragrande maggioranza.

Fino agli anni 2000, gli idioti sono stati anonimi, invisibili. Facevano fatica persino a trovarsi tra loro. La loro incapacità li confinava e li escludeva automaticamente dagli altri e le astruse convinzioni emergevano solo dal conteggio elettorale.
Erano solamente Quelli che Benpensano.

Il primo passo -falso- lo ha fatto la tv generalista. I reality, i talent, la tv del dolore, sono stati i primi raccoglitori di imbecilli. Pescano a strascico nella massa portando di fronte al pubblico ludibrio il peggio che la società potesse offrire. Per far ridere, per far piangere, per fare il disperato audience di un mezzo di comunicazione che sa di essere morente. Grazie al digitale terrestre, la truffa del millennio, i canali televisivi si sono moltiplicati, lo spazio per contenere l'emorragia di questi "nuovi talenti" è cresciuto, ma la giornata dura sempre e solo 24 ore. I 15 minuti di celebrità di Warhol sono diventati 10, e poi 5. E più passa il tempo, più devono scavare a fondo, trasformandosi in cloache che scaricano di fronte al grande pubblico elementi sempre più al limite, sempre più trasfressivi. Lo scemo del villaggio è diventato opinionista. La qualità dell'opinione non è importante, bastava che faccia discutere.

All'inizio, la gente poteva finalmente vederli in faccia questi idioti, ma poteva solo subire passivamente, infervorandosi sulla poltrona di casa e contentendo la sua voglia di rivalsa.
E la cosa peggiore fu scoprire che questi idioti avevano seguaci, fan, adoratori. Ora gli idioti uscivano allo scoperto, si potevano vedere, si trovavano tra loro. Sotto l'ombra di questi leader si raccoglievano, si organizzavano.

I social hanno solo rotto l'ultima barriera. La possibilità di dare a tutti l'occasione di esprimersi di fronte a tutti gli altri, e ricevere risposte da essi è stata la rovina.
Ora, gli idioti hanno nomi, cognomi, gruppi su facebook, account di instagram, pagine di twitter, blog. Migliaia di strumenti da cui strillare in maiuscolo il loro essere imbecilli sentendosi al pari dei grandi idioti che segue, a cui mette mi piace, che ritwitta.

Ora ho scoperto di avere attorno a me, vicino a me, tanti, troppi scemi del villaggio. Fascisti a cinque stelle che condividono balle su quanto si stava bene quando c'era lui.
Razzisti che vorrebbero affondare barconi o bruciare i campi rom e poi danno dei vandali ai no tav.
Facce da Guy Fawkes che vogliono la rivoluzione ma poi stanno a casa a insultare i manifestanti che gli difendono la democrazia.
Animalari che ti sommergono di annunci di animali da adottare fasulli per fare i soldi.
Veganazi che rosicano dando forme di cibo da onnivori per ai quattro ingredienti che si costringono a mangiare.
Piagnucolosi che condividono foto di bambini malati o appelli alla condivisione per far vedere quanto sono sensibili.
Gentaglia che inneggia alla propria patria e non sa scrivere nemmeno nella sua lingua madre.


Umberto Eco è morto il 19 febbraio 2016, all'apice del regno degli idioti, in uno strascico di ricordi, condivisioni, like, tweet.

Idioti che ritenevo amici, gente con cui mi piaceva passare del tempo. E ora mi sento io quello ghettizzato, quello isolato. Taglio fuori dai miei canali gli imbecilli, gli ignoranti, gli scemi del villaggio, per risparmiarmi i loro vaneggiamenti e le mie incazzature, i travasi di bile e gli insulti di chi non sa argomentare. Con la vana speranza che spariscano veramente dalla società, ma con la rassegnazione che non scompariranno dal mondo come dai miei social media e alle prossime elezioni saranno ancora la fuori dalla mia porta a decidere anche per il mio futuro senza averne le capacità.

Come quando c'era la tv che ho smesso di guardare. E forse, un giorno, smetteremo di guardare anche Internet.

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