venerdì 2 marzo 2012

Wit' a fistful of steel

[Fistful of steel - Rage Against The Machine]


Mi chiedevo perché Gaia stesse sempre con degli sfigati brutti come un monumento ai caduti.
Facevo fatica a pensare che un metro e settanta di riccioli biondi e occhi verdi avesse dei gusti così raccapriccianti. A parte quello di messaggiare con radio Deejay per farsi dare consigli su come vestirsi da LaPina. Poi un mio amico mi svelò l'arcano, fortunatamente prima che mi mettesse le mani nei pantaloni per convincermi ad alzarle la media: una famiglia di scoppiati.

Suo padre era ospite dello stato a periodi alterni; ormai non si levava nemmeno più quella tuta di poliestere che un tempo poteva essere stata giallo evidenziatore. Viveva al bar a cento metri da casa dove si recava in ciabatte e dove ciclicamente i carabinieri lo venivano a prendere.
Sua madre sfogava sulla cucina le frustrazioni di tutta una vita. Più si rendeva conto che la sua vita era una merda, più burro metteva in quello che faceva.
Suo fratello maggiore studiava all'estero, ovvero l'avevano spedito in Brasile con il sogno del chiringuito sulla spiaggia e la speranza che stesse lontano dalle siringhe. Tornava quando il padre era ar gabbio per chiedere soldi e sparire di notte con qualcosa d'altro che avesse un minimo di valore.
Sua sorella maggiore era stata abient-animalista radicale finché un giorno un gatto randagio le aveva attraversato la strada e lei era finita in un cipresso con la macchina nuova e 1.2 di sambuca nel sangue. Ora cerca deliberatamente di investirli con la sedia a rotelle, le rare volte che esce di casa.

Gaia. Il suo ultimo fidanzato decente era scappato in erasmus e non si trovava nemmeno su Facebook. Gli altri due o tre ex invece fungevano da schiavi occasionali quando c'era da portare la sorella da qualche parte o lei doveva dormire fuori casa perché erano tornati padre e fratello in contemporanea e a casa volavano stoviglie. Ma di scopare non se ne parlava, neanche per dire grazie.

Finchè non conobbe Andrea.

Andrea suo padre biologico non l'aveva mai nemmeno sentito nominare. Nel corso degli anni sua madre gli aveva portato a casa un Antonio, un Carlo, tre Giuseppe, una candida, un Pasquale, due Mario e persino un Gioacchino. Ora era in una relazione complicata con Jack Daniels.
Era andato a scuola finché non si era accorto che non serviva il congiuntivo per girare la malta e impilare mattoni. Non spacciava, non si drogava, sollevava l'equivalente del suo peso alla panca e guidava una Punto Abarth.

Ai suoi genitori piaceva. Era l'unico in grado di resistere alla cucina sventracoronarie, riusciva a levare il coltello dalle mani del fratello maggiore senza fargli troppo male e mandava a fare in culo la storpia quando rompeva i coglioni. E, soprattutto, non aveva remore nell'alzare il pugno anellato quando qualcuno gli diceva di no. Tutti e cinque portavano orgogliosamente in varie parti del corpo i segni di quella volta che erano stati sgarbati.

Un triste giorno, Gaia si era resa conto che lei, quell'Andrea, forse non lo amava più. O forse si era resa conto che in quella coppia non era lei a comandare. Non lo era mai stata. E le mancava non dover implorare per qualunque cosa senza risultato. Come andare al cinema e riuscire a vedere un film dove la gente non si ammazzasse (non consapevolmente); o andarsene dalla casa degli amici di lui dove si è incollato alla playstation e non la caga se non per chiederle di portargli una birra; o aspettare che si sia fatto un bidet prima di prenderglielo in bocca.

Ma ad Andrea non sapeva dire di no. O meglio, non poteva. L'aveva lasciato via SMS e si era barricata in casa per paura della sua ira. Si negava al telefono e al citofono. E faceva finta di non sentire i sassi che lui lanciava dalla strada e le sfondavano le tapparelle. Perchè lui ogni sera, da allora, era sotto casa sua.

Finchè una sera non trovò il portone aperto e riuscì a salire fino in casa. Passò in rassegna tutte le stanze trascinando al suolo qualsiasi soprammobile, ma lei era fuggita. Scappata a casa di uno dei suoi ex a giocare alla rifugiata politica. Per una settimana Andrea non fece altro che passare in rassegna tutti i suoi conoscenti a chiedere se qualcuno non l'avesse vista, se sapevano dov'era, che le voleva solo parlare, guardate che mi incazzo anche con voi se mi dite una bugia...

Poi Gaia fece capolino su Facebook.
Geolocalizzazione: una parola complessa di dire a quello psicopatico del tuo ex chi deve andare ad ammazzare e dove.

Scoprire chi di noi nascondeva la fuggiasca e trovarci il bestione inferocito alla porta, la serata del torneo alla Wii, fu un tutt'uno. Gaia è tutt'ora convinta che noi siamo riusciti a convincerlo a cambiare città per dimenticarsi di lei. Non ha mai fatto caso alle piccole macchioline rimaste sul muro accanto all'ingresso. Non ha mai sentito trascinare fuori il corpo svenuto, caricarlo nel porta bagagli della sua stessa macchina e partire quello stesso giorno per il mare.

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