domenica 1 gennaio 2012

She's like a mobile waterbed

[Hotdog In A Hallway - NoFX]


Ho imparato a mie spese che non si dovrebbe mai rapire una cicciona.
Era la figlia di un imprenditore locale del settore degli elettrodomestici diventato non troppo segretamente ricco per via di una vasta gamma di vibratori da uomo. Membro dei Lions, del Consiglio Parrocchiale e nelle serate di luna piena del pubblico di Pomeriggio5. E in tutti e tre poteva riconoscervi dei fidati clienti che venivano a stringergli la mano cammimando a gambe divaricate.
Oltre alla balena, aveva sfornato un paio di eredi illegittimi: una dedita alla prostituzione in Thailandia, dalla quale si serviva occasionalmente, l'altro scaricabile dalle tasse grazie a forniture invisibili provenienti dal Brasile.

Con un furgone preso a noleggio da uno che ancora non lo sapeva, l'avevamo aspettata fuori dalla lezione di Pilates per mezz'ora, salvo poi vederla uscire dal kebabbaro accanto con delle vistose macchie di unto sulla giacca. Motore acceso e portellone aperto, volevamo stenderla con il vecchio trucco del fazzolettino imbevuto, ma alla fine le avevamo versato direttamente la bottiglietta di cloroformio in faccia. Non appena capito quale fosse. Era svenuta a terra con il rumore di un sacco di patate scaricato nel pannolone di Gaeazzi, mentre con la testa aveva pestato una merda di cane freschissima.
Con il suo cellulare avevamo mandato un sms al numero registrato come "Papino" chiedendo di lasciare una ventiquattrore con 500.000 euro in un cassonetto della spazzatura in una determinata via ad una determinata ora. A tutti i contatti con un nome femminile un sms con scritto "stronza", a quelli maschili "ti amo".
 Poi avevamo infilato il telefono in un intercapedine di un camion polacco.

Quarantacinque minuti dopo avevamo finito di caricarla sul furgone. Altre due ore dopo eravamo al casolare abbandonato che avevamo occupato per il sequestro. E' incredibile la quantità di cartelli stradali che si notano procedendo a 40 km/h. Un'ora dopo l'avevamo sdraiata ancora priva di sensi sul letto della sua cella ed eravamo pronti a riconsegnare il transpallet e a farci togliere un'ernia a testa. Due minuti dopo la rete era finita in un sandwitch tra il pavimento e il materasso, schiantata sotto il peso del cetaceo.

Avevamo installato una telecamera di sicurezza all'interno della stanza per assicurarci che non facesse stronzate tipo causarsi ferite mortali, devastare l'arredamento o pretendere di vedere una puntata di Uomini & Donne. Una volta svegliatasi e riuscita a sollevarsi dalla struttura collassata del Foppapedretti aveva attaccato ad urlare e urlare con voce straordinariamente baritonale e a picchiare i pugni sulla porta. Noi avevamo appena infilato il Black Album nello stereo, quindi alzammo il volume per coprire il fracasso. Era andata avanti a latrare, battere mani e piedi fino allo sfinimento. Più o meno a metà di Enter Sandman.

Il primo giorno non avevamo avuto molto tempo per fare la spesa, ma eravamo sicuri che una serata senza mangiare non l'avrebbe uccisa. Ci limitammo a passarle un rotolo di carta igienica dalla fessura intagliata nella porta. Il giorno dopo l'aveva mangiato.

La vita del carceriere può essere divertente. Di giorno le passavamo finte fotocopie di ritagli di giornale in cui si diceva che in Italia era stata ripristinata la pena di morte e suo padre era stato beccato con una prostituta minorenne. Soluzione a pagina 46.
La notte produceva un rumore molto simile ad un temporale lontano. E in più russava. Tra di noi si facevano scommesse su chi si sarebbe beccato la Sindrome di Stoccolma. E, indovinate un po', toccò a me.
E dire che tutto quello che facevo era portarle caffè amaro la mattina, verdure cotte a pranzo e uno jogurth alla sera, cercando di capire in quanto tempo sarebbe detonata in una fontana di diarrea.
Cosa che avvenne quando i carabinieri irruppero nel casolare dopo una nostra segnalazione.

Aveva perso cinquanta chili e imparato la dieta perfetta. Adesso è magra come una ginnasta e vale tanto oro quanto pesava prima. Ma so che ogni tanto mi pensa ancora.

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