martedì 4 dicembre 2012

Ticking away the moments that make up a dull day

[Time - Pink Floyd]


Sapete quanto tempo ci mette un essere umano a capire che l'umano che ha di fronte gli piace?

150 millisecondi.

Sapete cosa vuol dire?
Che il messaggino per dirti che "ho passato una bellissima serata e spero di ripetere presto" è già tempo sprecato se la tua risposta è diversa da "sì, ma la prossima volta scopiamo".
Ma con altre parole, ovviamente, non dimentichiamoci il romanticismo.
"Scopiamo, mentre fuori piove".
Anche se il nostro letto sta smottando verso valle perché il sindaco ha preferito candidarsi alle primarie piuttosto che spendere due lire per pulire gli argini del fiume e farci rivivere Amici Miei Atto II.

Una volta un'amica mi ha presentato una sua amica, in un'uscita a quattro. Meno di una settimana dopo siamo usciti io e lei da soli e ci siamo baciati. Mentre fuori pioveva. Due giorni dopo eravamo insieme.
Semplice, da manuale.

Senza dover aspettare che sia l'altro a farsi sentire, senza doversi assicurare che sia l'altro a mandare l'ultimo messaggio, senza dover contare i suoi like, tag, canzoni melense o aforismi del cazzo condivisi sui socialnetuorc. E raccontare tutto alle amiche curiose per caricarti di aspettative come se leggessi una recensione dell'ultimo film di Tim Burton e poi, mentre sei al cinema, scopri che è una mezza-vaccata nel paese delle meraviglie della tua testa. Johnny non avrà più le mani di forbice, fattene una ragione.

Relationships for dummies. Capitolo primo: Piantala con le seghe mentali.
Specie se hai le mani di forbice.

Le donne non vanno capite, vanno amate. Diceva Oscar Wilde. Che preferiva andare con gli uomini, facciamocela 'sta domanda. Il gioco è bello, ma giocateci voi, grazie.

L'attesa di un piacere è in se stessa piacere. No. Probabilmente l'attesa del piacere è un segone tenendoti le palle con l'altra mano. Fino a che lei non ti risponde al messaggio della sera prima e tu sei al punto in cui non sai se venire male e risponderle subito oppure finire quel che devi e lasciarla sulle spine quel tanto che basta per farle prendere un altro impegno.

Qualcuno potrebbe obbiettare che ci si priva del brivido della conquista. Va bene, Adolf. Allora la prossima volta che giochi a Risiko arriva fino in Kamtchatka prima di infilare il tuo carrarmatino in quella dannata Polonia che ti sta accanto e che stai portando a vedere una cagata pazzesca farcita di riciclati da Zelig.

Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta sì: con bastoni e pietre. Tu, io, caverna, bunga bunga. Easy.

giovedì 22 novembre 2012

Relax, don't do it.

[Relax - Frankie Goes To Hollywood]


Per via di spasmi muscolari che restringono la vagina o l'ano durante la penetrazione, può accadere che il pene rimanga in qualche modo "strangolato" e il sangue non defluisca come dovuto provocando un ingrossamento del glande. A quel punto è come tentare di uscire dalla porta della cabina trascinandosi l'ombrellone aperto.

Sono particolarmente orgoglioso di questa metafora marittima con la quale sto spiegando a mia madre come mai sono incastrato tra le natiche di.. di.. giuro che un minuto fa mi ricordavo come si chiamava.
"Mamma, questa è la mia ragazza" è una frase che risolve un imbarazzo per generarne uno ancora più grande, posticipato. Ora sì che sono incastrato.

Paonazza sia per l'attività sportiva di poc'anzi che per la vergogna, emerge dai cuscini e tende la mano sudata e tremante. Ah, ecco come si chiama!
Solo perché in questa posizione non può ruotare il collo come nell'Esorcista, altrimenti so che questa sconosciuta, conosciuta in senso contrario alla Bibbia, mi incenerirebbe come un crocefisso.

Mentre il mio pene sta facendo una pessima imitazione di David Carradine, mia madre poggia la borsa e il cappotto, alla disperata di cerca di un modo per non presentarsi in pronto soccorso con un'opera vivente di Cattelan.
Ci osserva da varie distanze mugugnando, al punto che al terzo cambio di angolazione non sono più tanto sicuro se voglia separarci o girare un porno. Senza dire una parola lascia la stanza.

Quando ormai penso stia tornando con una troupe, varca la soglia con un paio di guanti da lavapiatti. "Rilassati", dice alla ragazza con il nome scritto qualche riga più su: afferra le natiche e le divarica con la semplicità che vorrei aver avuto qualche ora fa. Ma purtroppo l'aquila non abbandona il nido.

A quel punto, senza che tra noi ci sia alcun contatto visivo, caccia una mano tra le gambe della prona impalata e poggia l'altra sul mio inguine. Lei scatta come una molla, ma il dolore la riporta subito a posto.
"Rilassati", dice mia madre. Mi spinge ritmicamente indietro, tentando di sfilarmi delicatamente, ma l'ombrellone non vuole uscire.

Non ho idea di cosa stia combinando l'altra mano là sotto, vedo solo che ad un certo punto una testa sparisce sotto i cuscini cercando di soffocare i gemiti. Sfortunatamente, le piume di vari volatili spacciati per oche, non sono sufficienti a coprire il suono a due orecchie maschili che saprebbero riconoscere quel tipo di ansimare a diversi appartamenti di distanza. Vero signor quinto piano, scala B?

Gemiti, avanti e indietro ritmico, e un afflusso di sangue paragonabile al Vajont riempie di vitalità il mio amico incastrato. In una situazione normale, l'imbarazzo di un rapporto anale di fronte a vostra madre vi farebbe perdere i prossimi due mesi di erezioni. Ma oltre un certo limite, il cervello di un uomo è talmente affogato negli ormoni da farvi apprezzare anche una metafora con una tragedia causata dal proverbiale pressapochismo italico per le opere pubbliche.

La seconda ondata di sperma mi fornisce abbastanza lubrificante da scivolare agilmente fuori dal settebello, e quindi da un paio di natiche impiegate all'Impregilo. Le orecchie ovattate percepiscono un urlo. E preferisco non sapere a chi appartenesse.

Si dice che alcune donne, durante il parto, provino un intenso e squassante orgasmo. In questo momento ci sono due ex-gemelli siamesi nudi e ansimanti di fronte ad una donna che si sta sfilando i guanti di lattice. Se la troupe entrasse in questo momento, potremmo vendere il format a Real Time seduta stante.

Infila una mano nella borsa e ne estrae un pacchetto di Pall Mall. Lancia due sigarette sul letto e una la tiene stretta tra le labbra a culo di gallina, decorate da un velo di rossetto. Lo Zippo che le ho portato da Londra scatta e torna nella Vuitton tarocca.

"Allora. Come vi siete conosciuti?"

mercoledì 14 novembre 2012

Tranquilli, tanto non accadrà mai


"Tre carabinieri e un poliziotto morti, un centinaio i feriti tra le forze dell'ordine prima che si arrendessero ed entrassero definitivamente a far parte della folla in rivolta. Decine di auto delle forze dell'ordine distrutte o date alle fiamme, filiali di banche devastate, McDonald saccheggiati e imbrattati di scritte. E' questo il bilancio della guerriglia urbana scatenatasi a Roma e diffusasi in ogni città d'Italia.
Molti gli slogan urlati, ma quello più diffuso, scritto sui muri e sulle magliette, è 'non potete arrestarci tutti'.
I vigili del fuoco stanno lavorando ininterrottamente per spegnere il rogo che da questo pomeriggio ha distrutto Montecitorio, mentre le fiamme sono ormai domate a Palazzo Madama.
Sei senatori sono stati colti da malore e ricoverati, uno di loro, BP non ce l'ha fatta.
I cassonetti oramai vengono lasciati bruciare o vengono spenti dalla gente comune, data la loro enorme quantità e la scarsità di uomini e mezzi. Ovunque le sedi dei partiti sono state devastate e saccheggiate.
PLB, coperto di medicazioni dopo l'aggressione che gli è costata l'occhio sinistro, ha lanciato un duro attacco alle violenze di oggi, mentre solo qualche minuto fa i manifestanti hanno restituito il corpo senza vita di PFC, picchiato a morte dalla folla inferocita.
Mentre la villa di Arcore è in fiamme, non si hanno notizie di SB, mentre si sa che UB è ritirato a Pontida, trincerato dietro gli ultimi fedelissimi.
Il cadavere di RM giace da ore riverso in una pozza di sangue presidiato da un gruppo di manifestanti che lo stanno riprendendo con le telecamere rubate alla troupe del TG4, mentre quello di ILR è stato recuperato in tempo, prima che i manifestanti riuscissero ad issarlo sopra un palo dell'illuminazione stradale a testa in giù. GF se l'è cavata con un braccio rotto e parecchi lividi.
Scampati al linciaggio anche altri esponenti del PD, fuggiti dopo la sassaiola di sampietrini che li ha investiti.
Dal suo blog, BG parla di un popolo che finalmente si è svegliato e che si sta riprendendo ciò che gli appartiene.
Nel frattempo, sull'altare della Pace, è stato issato uno striscione rivolto al Presidente della Repubblica che lo invita ad unirsi alla folla, vivo o morto.

In tutte le città d'Italia si segnalano assalti ai palazzi del potere. A Milano Piazza Affari è stata chiusa e presidiata per evitarne il saccheggio. Le forze dell'ordine sono continuamente bersagliate da sassaiole e bombe carta. Le cariche alla folla sono oramai impossibili data la scarsità di uomini e molti poliziotti stanno abbandonando la divisa e unendosi ai manifestanti. Un militante di Forza Nuova, infiltratosi tra le forze dell'ordine, è stato ritrovato svenuto e ammanettato ad una transenna, coperto di sputi e urina.
Poco fa è giunta la notizia di un assalto alla struttura che ospita gli uffici della regione Lazio: la folla inferocita è oramai inarrestabile e le persone stanno facendo una spola continua portando via qualsiasi cosa si possa trasportare facilmente: computer, stampanti, sedie e persino gli estintori. Da alcune stanze ai piani superiori si vede del fumo alzarsi.

Le sedi di Equitalia sono state fatte evacuare, ma nei grossi centri urbani sono già state distrutte o saccheggiate. Poco fa un manifestante al grido di 'vi faccio tornare io dall'Afghanistan' ha dato dato fuoco ad una stazione di servizio Eni. Vi restituisco la linea e hasta la victoria, siempre"

Il cameraman riesce per miracolo a prendere al volo il microfono passatogli dal gionalista, ma riesce comunque a inquadrarlo mentre questi accende una molotov e centra in pieno una sede della CGL.


NB: Questo racconto è frutto della fantasia dell'autore. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. E' un'opera di satira, e vorrei evitarmi una querela solo perchè non avete il senso dell'umorismo. Grazie.

venerdì 28 settembre 2012

And all I ever needed was the one

[The One - Elton John]


Quando ho conosciuto Matilda non sapevo sarebbe stata la donna della mia vita.

E anche adesso che il mio compagno di cella mi sta spaccando il cranio sul bordo della branda, non posso fare a meno di pensare a lei.

Il suo sorriso, la prima volta che ci siamo visti, mi ha illuminato la giornata. Ed è stata una cosa estemporanea, io nemmeno me l'aspettavo. Non credo capiti a molte persone di rendersi conto dell'istante esatto in cui stanno conoscendo la persona con cui passeranno il resto dei loro giorni. La loro metà Platonica. Il più delle volte è solo un pensiero rarefatto, l'idea che da qualche parte nel mondo, in questo momento, ci sia qualcuno dal quale non ci staccheremo mai più.
Eppure, la sera stessa, a casa, mi ero ritrovato di nuovo a pensare a lei. Feci degli incubi, quella notte. Ma potevo sentire ancora la sua presenza tra le lenzuola. Una doccia, una sega. Speravo di esaurire lì l'evento.
E invece il giorno dopo era ancora lì, dove l'avevo incontrata, dove mi aveva sorriso. E alla sera mi ero portato a casa il suo pensiero, come del lavoro da sbrigare più tardi.
I giorni passavano, e lei diventava sempre di più il piccolo centro di gravità permanente attorno a cui ruotavo.  La sua voce era canto di sirena che mi calamitava a se. Il suo profumo inebriava più del vino.
La portavo in tutti i posticini più romantici che conoscevo, le facevo da cicerone in questa città di cemento e rifiuti, trasformandola in un luogo pieno di storia e fascino.

E ogni sera la vedevo risalire in macchina e baciar suo marito.

Matilda era la febbre che mi consumava poco alla volta. Era la gravità che trascinava le mie lacrime al suolo, l'aria che si rifiutava di entrarmi nei polmoni quando singhiozzavo. Vedevo il suo volto in ogni donna e sentivo la sua voce in ogni suono. Ogni volta che il sole mi abbagliava, speravo di vederla comparire tra i suoi raggi a farmi ombra. O a porgermi il suo braccio per stringerci sotto un ombrello nei giorni di pioggia.
Urlavo il suo nome nei tuoni fino a coprirne il rumore. E alla mattina mi risvegliavo di nuovo nel mio letto, fradicio, come se lei fosse la rugiada che mi ricopriva dopo una notte tormentata.

Trovarono suo marito sparso per tutto l'abitacolo, non appena riuscirono a estrarre la carcassa carbonizzata della sua auto dal fiume. Ci era voluto un po', ma alla fine l'avevano recuperato quasi tutto. Non so da cosa l'avessero riconosciuto, probabilmente dal fetore.

Sei mesi di buio e gelo. La mia vita senza Matilda era come l'inverno in Antartide. Sei mesi senza il suo sorriso, ma con l'abbraccio di chi ha sempre bisogno di piangere. Sei mesi con un SMS in cui diceva di voler stare sola. Al funerale, nemmeno sono riuscito ad avvicinarmi. Avrei voluto stringerla e raccogliere ogni sua lacrima, ma tutto quello che ottenni fu un cenno distante, mentre un orda di cornacchie dal culo flaccido la circondavano per mostrarle quanto erano addolorate loro. Loro. Patetiche.

Poi l'inverno lasciò lo spazio alla primavera. E un giorno Matilda mi disse che aveva visto le mie e-mail, quindici, ma che non aveva avuto modo di leggerle. E che un giorno probabilmente l'avrebbe fatto. E che ero stato molto dolce a inviagliele. Una sera la incontrai e  la invitai a casa per cena. Cucinai i migliori piatti che avevo nel mio menu segreto, quello delle grandi occasioni. La musica era giusta, il vino scorreva a fiumi.
Un paio d'ore dopo eravamo a letto, la nostra prima volta. La sfioravo di carezze, la coprivo di baci. Lei affondava le unghie nella mia schiena. Le solleticavo i capezzoli in punta di lingua, ma lei nascondeva il volto nel cuscino e mi stringeva sempre più forte obbligandomi a spingere, e spingere, e spingere fino a farle male.

La mattina era fuggita. Al suo posto il profumo nelle lenzuola.

Nelle settimane successive il suo telefono era sempre spento o irraggiungibile. La casella e-mail era ormai satura e rimbalzava qualsiasi cosa tentassi di scriverle. Il suo profilo facebook cancellato. La cercai nei posti che frequentava di solito, e restavo intere serate in un locale, da solo, sperando che si facesse viva.
Una domenica consumai un intero pieno di benzina girando nel quartiere dove mi aveva detto abitasse. Ero sceso solo per controllare i citofoni di un palazzo, preso dal presentimento che fosse proprio quello dove abitava. E invece niente. Fermai un'inquilina, ma non aveva idea di chi parlassi.

Finchè un giorno arriva una richiesta di amicizia. E Matilda sboccia nuovamente dentro di me come un fiore di campo. E' tornata radiosa come la ricordavo, sorridente che mi pare l'immagine stessa della felicità, abbronzata di vitalità sul bordo di una piscina azzurra come il cielo sotto il quale ci troviamo adesso. L'aria si riempie di una musica assordante, che mi fa dimenticare tutti i periodi bui passati. Scorro nella sua timeline sorridendo, sono quasi commosso. Finchè mi accorgo di un nome ricorrente, un tag assillante di un biondo cretino con la faccia da surfista. E la sua relazione: complicata.
Resto due giorni online sperando si connetta. Appena ho la luce verde la contatto in chat.

E' felice Matilda, dice. Le sono mancato, dice. Ha trovato qualcuno e forse è innamorata, non sa, ma dice.
Ti offro un caffè, dico io. Dimmi dove sei e ti raggiungo in cinque minuti. Il tempo di un caffè. Non un minuto di più. Un caffè. Che è tanto che non ci vediamo, non possiamo salutarci così, via chat. Un caffè. Arrivo. Sono già lì. Scendi che sto arrivando.

Matilda è una di quelle ragazze che è capace di presentarsi in ritardo anche se deve scendere sotto casa. Che sorride come una bambina quando distoglie lo sguardo da te e ti parla di un altro. Che sgrana gli occhi da cerbiatto quando le pallottole le sfondano le costole e atterrano sul cemento coperto di chewing gum e di sputi. Il bossolo che cade a terra fa lo stesso rumore della cinghia del mio compagno di cella, quando si slaccia. Ma io sto pensando a Matilda e sarà un po' come la nostra seconda volta.



martedì 4 settembre 2012

The second only makes you wonder

[Propaganda - Duel]

Marianna era una grandissima amica. Ci conoscevamo dalle medie, dove c'eravamo trovati un giorno, per caso, compagni di banco. Ed era come se, d'improvviso, mi fossi accorto che c'era anche lei, in classe. Un viso di chi dimostra sempre meno anni di quelli che in realtà ha, normale dal punto di vista fisico, mediocre in quello scolastico. All'inizio era solo un nome nell'appello di inizio lezione, ma con il condividere quello spazio così ridotto, avevo imparato a conoscerla e a volerle bene.

Te ne accorgi quando ti trovi a darle un parere da uomo mentre lei riempie il diario con il nome di un ragazzo dell'altra sezione, specie quando lo peschi a limonare selvaggiamente con una di un anno più grande. Quelle volte in cui le tue parole non bastano e allora prendi in prestito quelle che hai sentito nei film. E scopri che, in fondo, funzionano bene e sono loro ad essere tratte dalla vita vera e non viceversa.

Finita la scuola avevamo preso strade differenti ma avevamo comunque continuato a vederci, di tanto in tanto. Un giorno eravamo al parchetto dietro casa sua. Parlava stranamente poco. Rispondeva con frasi appena abbozzate, poche parole talmente concise da sembrarmi insufficienti.

- Tu mi piaci. - Mi disse.

E non del mi piaci del tipo "io e te siamo esseri umani compatibili, potremmo essere parenti". Di quell'altro tipo. Quello che speravi ti dicesse quella della sezione C, l'anno scorso, quando l'avevi aspettata fuori dalla classe ma che cazzo, dove stai andando con la testa? Resta sul pezzo, non pensare ai fatti tuoi.

- E' un bel problema - Le dissi io. O Forse lo pensai talmente forte che mi ricordo di averlo detto.

- Sono piacevolmente sorpreso e onorato - le dissi, realmente - ma, ecco.. detesto con tutto me stesso le frasi standard che si dicono in questi casi. Sono talmente inflazionate che sembrano scuse anche in bocca di chi è sincero. -

- Non c'è problema, ho capito - mi disse senza staccare gli occhi da terra.

- Questo significa che non ci vedremo per un po' - le dissi io. Lei strabuzzò gli occhi e mi fissò sorpresa e perplessa.

- Beh, è ovvio. So che mi sentirei troppo a disagio nell'essere affettuoso nei tuoi confronti per la paura di essere frainteso. E so benissimo che ti fraintenderesti comunque. E' inevitabile.
E finiresti per scassarti il cervello ogni sera pensando se tra noi le cose mai cambierebbero in positivo, e ti iscriveresti a quei gruppi idioti su facebook, un giorno "c'è una persona speciale nella mia vita" il giorno dopo "gli uomini sono scopliti nelle feci di cavallo".

- Credi non sia capace di mantenere un rapporto di amicizia tra di noi?

- Credo sarebbe un accontentarti.

- Sei veramente uno stronzo.

Per la cronaca quella della sezione C pare si sia fatta mettere incinta da un universitario, ma sono quelle storie che girano tra ex-alunni e non sai mai cosa è vero e cosa no.

E, sempre per la cronaca, a Marianna non ho mai detto che non ci saremmo visti per un po'. Le ho detto semplicemente che la cosa mi stupiva, ma di provare a uscire qualche volta e vedere come andava.

Un paio di settimane dopo aveva già espresso tutto il suo potenziale sessuale. Quindi le dissi che quel qualcosa non era scattato, che per me era pur sempre un'amica, che.. beh, adesso l'altra frase non me la ricordo, però era qualcosa che qualcuno vi ha detto una volta e non ve ne siete resi conto.

Dopo un mese con la sua richiesta d'amicizia in sospeso smise di mandarmi messaggi sul telefono.

Tra un mese accetterò.




sabato 4 agosto 2012

What happened to the beauty I had inside of me

[City of Blinding Lights]

Sono il tuo uomo ideale. No, giuro, lo sono davvero.

Non bevo. Quindi non cerco di farti ubriacare per portarti a letto. Ne ho bisogno del rinforzino per aver coraggio di provarci con te. E ho molte più chance di portarti a casa viva dopo un aperitivo.

Non seguo il calcio. Quindi non corri il rischio che non abbia voglia di scoparti solo perchè la mia squadra ha perso. Ne ho intenzione di invitare un branco di animali a casa per vedere altri 22 animali che giocano una partita truccata. O peggio, trascinarti allo stadio a respirare fumo di cylum e ascella.
Per non parlare della serata jogging/palestra/calcetto/sportdelcazzo che ti porterebbe a casa una borsa piena di morte e calzini.

Sono fedele. Nonostante tu veda migliaia di donne farmi la corte sappiamo benissimo tutti e due che non me la darebbero nemmeno se fossi single. E ricco. Molto ricco.

Non fumo. Ma sono un ex-fumatore, quindi non ti costringerò a smettere ne ti farò le paranoie se fumi.
E non ho nessun problema con la Marijuana.

Nella mia auto il volume della musica deve consentire una conversazione tra esseri umani e il gomito non deve mai varcare il confine del finestrino. Ho il cuscino per farti fare un pisolino se sei troppo stanca, non i sedili della Sparco sui cui starebbe scomodo persino un manichino da crash test.
(Però scordati i peluches e le nostre iniziali sul portellone nel bagagliaio. Ho una dignità, perdio.)

A proposito, non credo. Quindi non ti trascinerò a funzioni religiose, non ti costringerò a cambiare abitudini alimentari ne ti farò andare in giro vestita come un paralume. E spiaccicherò con gioia ragni, serpenti, scorpioni e zanzare. E già che ci siamo, non ho nessun problema con i preservativi, se non vuoi sconvolgere i tuoi ormoni con la pillola.

Non ho alcun feticismo per le scarpe con il tacco, i vestiti di latex, o l'abbronzatura a gennaio. Quindi non sei obbligata a soffrire per me.

Mi piacciono i preliminari. Ci sono un sacco divertenti che si possono fare prima di infilarsi il preservativo e venirti dentro due stantuffate dopo solo perchè sono stanco. O perchè oggi la mia squadra ha perso.

E non sei obbligata a nutrirti solo di frutta o di animali con il senso dell'umorismo solo perchè un coglione ti ha detto che fanno passare la cellulite. La cellulite NON È una malattia e se lo fosse lo sarebbe del cervello, non delle gambe. E non passerà certo cambiando alimentazione. E, soprattutto, quando ti afferro per le cosce voglio trovare qualcosa da mordere. Altrimenti sarei nello sgabuzzino a tentare di scoparmi il mocio.

Ho i peli sotto le ascelle. Pertanto non mi scandalizza vederli sotto le tue. Per non parlare delle gambe.

Mi ricordo persino anniversari e compleanni.





Ho solo un difetto. Sono brutto.

Ed è abbastanza per farti dimenticare tutte le cose che hai letto qui sopra. Puoi vedere il DVD della Bella e La Bestia fino a fonderlo nel lettore Bluray. Ma continuerai a ripetermi che la bellezza è interiore. Però è meglio rimanere amici.

mercoledì 4 luglio 2012

Some girls are all about it

[Girls of Summer - Aerosmith]

Bevete Poco. Niente acqua o succhi di frutta, solo bevande gassate tenute in freezer. Uscite nelle ore più calde della giornata, senza cappellino o creme. E poi entrate di corsa in un negozio con l'aria condizionata a 15 gradi.

Se state seguendo questi consigli significa che non avete mai visto un telegiornale. O che i vostri genitori sono degli idioti che puntano alla vostra estinzione. O siete proprio voi gli idioti. In tal caso meritate di estinguervi.
Quindi eccovi una lista di altri esseri umani che dovrete evitare questa estate, o dei consigli che farete finta di non aver sentito.

Sono in tre. La Figa, l'Esagerata e la Timida.

La Figa è la capobranco. E' carina, frequenta una facoltà del cazzo, è fondamentalmente stupida e in cerca della storiella estiva. Ha davanti a se un'estate di cocktail offerti, schiene spalmate di protezione solare e polluzioni involontarie, ingressi gratis e un menu di maschi dal quale scegliere con snobismo d'altri tempi.
Con lei, ovviamente, ci provano tutti. Dai camerieri che le porteranno la pizza a te che stai leggendo.
Si innamorerà di uno che non la chiamerà mai più perché abita lontanissimo e a casa ha un'altra che quest'anno è andata in Grecia con le amiche a fare la Timida.

L'Esagerata ha due tette così. Non è la più carina del trio, e lo sa bene. E allora, per ottenere l'attenzione che le manca, stra-fa. Se si fermasse un attimo capirebbe che è stata portata solo per far apparire più carina la Figa, ma è troppo occupata a bere più delle altre, cercare le magliette più scollate, ridere sguaiatamente e parlare a voce altissima. Se il gruppo di maschi a cui sta rompendo i coglioni si fermasse un momento a pensare scoprirebbe che è una carriola di luoghi comuni. E infatti loro lo stanno facendo, per questo nessuno ci prova con lei. Alla faccia delle teorie di John Nash. Alla fine ci sarà sempre qualcuno disposto a farsela in preda alla disperazione di non aver ficcato per l'intera stagione e zittendo qualunque critica con la frase "ma aveva due tette così". Sulle quali, però, non è riuscita a convincerla a venirgli.

La Timida in realtà non lo è affatto. Ha solo un fidanzato che ha preferito fare le ferie con gli amici e pertanto risponde a un messaggio ogni cinque. Lei è costantemente attaccata a quello scatolino come un Gollum al suo tesssoro ad aspettare che lui le risponda al messaggio della sera prima, quando lui si è addormentato ubriaco non si sa dove. E' la persona con la quale mediamente si possono fare i migliori discorsi, tuttavia i suoi messaggi in uscita sono tutti uguali: ti amo, mi manchi, vorrei che tu fossi qui, c'è uno che ci sta provando.
Quest'ultima frase è quasi sempre vera, ma lei la gioca solo per elemosinare una risposta al trentacinquesimo messaggio senza risposta della giornata. A metà vacanza, per questo motivo, litigheranno. Poi faranno pace. Lui le risponderà a ogni messaggio per le prime sei ore, poi tutto tornerà come prima. Ma lei si sentirà come se avesse vinto. Tanto lui quest'inverno la lascerà perchè s'è rotto i coglioni.
Con lei ci proveranno tutti quelli che troveranno la Figa occupata e se ne andranno non appena sentiranno parlare di fidanzati. Rimarrà a farle compagnia solo il più sfigato, che si sorbirà le lamentele delle mancate risposte ai messaggi e sarà un amico che sotto la doccia pensa alla Figa per vendetta.


venerdì 18 maggio 2012

I ain't never spoke to God and I ain't never been to heaven

[Oasis - Big Mouth]

La chiamano crisi delle vocazioni. Io la chiamo Evoluzione. Fatto sta che ci sono meno preti. La motivazione è molto semplice: mi è bastato dare un'occhiata a Google Analytics e scoprire quanta gente è arrivata su questo blog cercando "leccare la figa".

E dato che inevitabilmente da oggi giungeranno a questo post, vi do un consiglio: fatevi un giro su pichunter.com nella sezione lesbians. Non c'è miglior modo per imparare a leccarla che da qualcuno che ce l'ha e sa cosa vuole.

Ecco, mi son messo a parlare di figa e ho scordato di cosa stavo parlando.

Ah, sì, i preti.

Dato che sono meno, il trend dell'anno è accorpare i sacramenti e far perdere a entrambi la loro importanza: cresima e comunione da oggi in un'unica soluzione. Potrebbe essere il loro slogan, considerato quanto è mentalmente disturbante la loro ultima campagna pubblicitaria.

Ma torniamo alla Comusima. Croce d'olio in fronte, ostia, schiaffo e avanti il prossimo. Io ci metterei anche un calcio nel culo. Così, per chiudere in bellezza. Tutto filmato e velocizzato con la musichetta di Benny Hill e Paperissima sprint ci campa per i prossimi venticinque anni. Perchè le uniche altre due soluzioni per ravvivare quel programma sarebbero dare fuoco al Gabibbo in diretta o mettere le veline nude. O entrambe le cose con la bionda e la mora che tentano di spegnerlo squirtando copiosamente.

E con questa mi sono guadagnato un'altra manata di visitatori pervertiti.

E mi sono messo a parlare di figa perdendo nuovamente il filo.

Ah, sì, la Cremunione. Si tratta di una soluzione che presenta sia dei vantaggi che degli svantaggi:

Per le bambine meno giorni in cui i genitori le vestono come delle torte meringate per far vedere alle altre famiglie quanto credono in dio e quanto soldi sprecano per lui.
O, peggio, vestirle come delle piccole spose, che fanno sembrare l'evento come una specie di Little Miss America gestito da dei fondamentalisti.

Per i bambini significherebbe meno giorni in cui indossare la cravatta, supplizio a cui saranno costretti una volta usciti da Economia e Commercio e dovranno vendere ripostigli a duecentomilaeuro per conto di Tecnocasa.

Per entrambi meno regali, meno collanine e crocefissi da impegnare al primo compro oro - pago in contanti per comprare l'iPhone.
Meno stilografiche per tutti. In vita mia non ho mai visto essere umano usare una stilografica, salvo quelli che appaiono nelle fotografie di stock che fanno tanto "sito istituzionale".
Siamo nel 2012, regalate e-book reader, cazzo!

Per le zie zitelle meno occasioni in cui vestirsi da mignotta e regalare upskirt ai fedeli con la scusa di accosciarsi per fare le foto al pargolo.

Per i genitori meno pranzi di diciotto ore con seicento invitati come se si sposasse il primogenito di Don Corleone.

Per i fedeli comuni meno messe che durano il doppio del normale.

Per le suore meno porno che le riguardano.

Per i medici in sala meno persone colte da malore che devono essere accompagnate fuori perchè il cardigan in una struttura farcita di persone è un'idea del cazzo.

Per gli stronzi meno occasioni in cui far squillare il telefonino come se aspettassero una chiamata dalla Cia che gli chiede di salvare il mondo squirtando su un pupazzo ripieno di comunismo berlusconiano.

Cosa stavo dicendo?

mercoledì 2 maggio 2012

Regole per NON fare un blog di Informazione Alternativa


Dopo la pubblicazione del post riguardante i post per un sito di Informazione Alternativa, proseguiamo ora con la lista dei post da NON pubblicare. Questi post sono fonte di un'interminabile lista di commenti bipolari, incoerenti, diffamatori e in generale sono grasso cibo per i troll. Sebbene vi alletti la possibilità di vedere il vostro contatore Adsense schizzare alle stelle, c'è la concreta possibilità che il vostro server collassi sotto il peso delle continue richieste e non vediate neanche un cent. Molto rumore per nulla, insomma.
Ma veniamo alla lista:

#Zingari e Rom: La verità è che la gente li odia e non certo per motivi razziali. La verità è che, se avessimo un sistema giudiziario degno di questo nome, si sarebbero estinti. La verità è che non se ne esce mai.
Commento medio: Vivono nelle rulotte e girano con il mercedes.

#Finte rivoluzioni in corso come quella documentata nella foto. Bastasse un post per scollare i culi degli italiani da Facebook saremmo tutti in strada. Ma a quel punto nessuno vi starebbe leggendo.
Commento medio: vedi post precedente

#Rapiti all'estero / Militari morti in missione: Costano troppo e alla gente che fa fatica ad arrivare alla fine del mese danno fastidio. E poi è facile scadere nel paragone del riccone che va a farsi le vacanze nel punto dove persino la Farnesina ha scritto "hic sunt leones" e poi viene rapito da una milizia a caso.
Commento medio: Se stavano a casa non succedeva nulla.

#No alle Multinazionali: Coca cola, Nestlè, McDonald, ecc.. Sì, lo sappiamo. Fanno porcate in tutto il mondo. Ma il boicottaggio, in Italia, non funziona. Organizzate una pizzata, provate a mandarla giù con il Guaranito e lo scoprirete anche voi.
Commento medio: e poi dopo il concerto dei Vasco che cazzo mi mangio?
Risposta al commento medio: Vascommerda, W Ligabue!
Risposta alla risposta al commento medio: Ligabue comesefosseantani!!!1!!!!1!!undici!!!
...

#Kony 2012: Perchè lo sappiamo tutti.
Commento medio: ciao sponsorizzi http://www.facebook.com/pages...

#Sbarco sulla luna / Undicisettembre: Perchè non lo sapremo mai.
Commento medio: Un caso? Noi di Voyager pensiamo di no..

#Tagli agli statali: Le insegnanti che non sanno la lingua che insegnano, i medici che lasciano oggettistica nei pazienti, i politici, gli sportelli comunali aperti quindici minuti alla settimana perchè i dipendenti hanno il doppio lavoro.. La categoria ha tre milioni di casi unici al mondo da farsi perdonare, meglio non svegliare il can che dorme.
Commento medio: ma trovati un lavoro, cazzo!

#L'ultima mise di Nicole Minetti: Guadagna un sacco di soldi e si veste come un'altra categoria di donne che guadagna un sacco di soldi. Ma sta al chiuso e sicuramente ci paga più tasse. E poi siete un blog di informazione, mica il Deboscio.
Commento medio: -battuta sui pompini che denota frustrazione sessuale-

lunedì 2 aprile 2012

Regole per fare un blog di Informazione Alternativa


Piove, Governo ladro.
E allora cosa facciamo? Apriamo un ombrello? No, apriamo un blog. Facciamo informazione alternativa!
Ma cosa postiamo? Ecco la lista dei post clichè che aiutano il tuo blog a diventare populista popolare.

#Si sta meglio dove si sta peggio: Post su manifestazioni in giro per il mondo e conseguenti disordini, in modo che gli utenti possano commentare con l'auspicio ci una rivoluzione anche in Italia. Che non avverrà mai finchè la gente vuole limitarsi a seguirla su facebook.
Immagine: Maschera di Guy Fawkes.

#Quello che gli altri non dicono: Ovvero prendere un giornale di partito e fare un post parlando di una notizia che non hanno pubblicato (in genere quando si parla di un indagato all'interno del partito stesso).
Immagine: uomo con occhi e bocca bendati.

#Berlusconi è ancora vivo.
Immagine: Berlusconi con il terzo dito.

#Fatti curare: Post Vegano Cannabiterapeutico Omeopatico. Scientificamente irrilevante e pretestuoso.
Immagine: Foglia di ganja.

#Battuta di Spinoza.

#Grillo e i grillini: Post su un'esternazione di Beppe Grillo decontestualizzata e totalmente irrilevante per cavalcare lo scandalo sollevato dagli altri giornali (che solitamente sono contro Grillo a priori).
Immagine: Grillo che urla.

#Google Ad.

#Bossi, il Trota e la Lega: post sull'ultima vaccata del primo, quanto guadagna il secondo e quanto sia ipocrita la terza.
Immagine: Gesto dell'ombrello di un leghista a caso.

#Battuta di Microsatira.

#Ci rubano la vita: post su quanto i grandi siti stiano minando la privacy. L'importante è condividere la notizia su Facebook e Google+.
Immagine: Computer incatenato.

#Vedo la gente che complotta: Post su Signoraggio, NWO, Israele-VS-Palestina, Scie chimiche. Non riusciamo a gettare la carta e la plastica in due sacchetti diversi, combattiamo contro un sistema che ha in mano l'intero pianeta. Forse.
Immagine: Clipart (sì, c'è chi le usa ancora.)

#Vignetta di Vauro.


Di seguito, la top ten dei commenti che vengono ricevuti, indipendentemente dall'argomento:

1. "Rivoluzioneeee!!!11!!!!!"
2. "Mandiamoli tutti a casaaaa!!1!!!!!!!!"
3. "Vergognaaaa!!!1!!1!!" oppure "Che schifooooo11!1!!!"
4. "Hasta la vittoria sempreee*!1!1!1!!!!"
5. "Resistenza!!1!!"
6. "Spegnete la TV e accendete il cervello!!!1!!!!!11!"
7. "Orwell", "1984" o citazione da "La Fattoria degli Animali"
8. " "Mi piace" ma non mi piace"
9. http://www.youtube.com/watch?v=dQw4w9WgXcQ&ob=av2n
10. "Visitate la mia pagina"


*sì, è voluto.


venerdì 2 marzo 2012

Wit' a fistful of steel

[Fistful of steel - Rage Against The Machine]


Mi chiedevo perché Gaia stesse sempre con degli sfigati brutti come un monumento ai caduti.
Facevo fatica a pensare che un metro e settanta di riccioli biondi e occhi verdi avesse dei gusti così raccapriccianti. A parte quello di messaggiare con radio Deejay per farsi dare consigli su come vestirsi da LaPina. Poi un mio amico mi svelò l'arcano, fortunatamente prima che mi mettesse le mani nei pantaloni per convincermi ad alzarle la media: una famiglia di scoppiati.

Suo padre era ospite dello stato a periodi alterni; ormai non si levava nemmeno più quella tuta di poliestere che un tempo poteva essere stata giallo evidenziatore. Viveva al bar a cento metri da casa dove si recava in ciabatte e dove ciclicamente i carabinieri lo venivano a prendere.
Sua madre sfogava sulla cucina le frustrazioni di tutta una vita. Più si rendeva conto che la sua vita era una merda, più burro metteva in quello che faceva.
Suo fratello maggiore studiava all'estero, ovvero l'avevano spedito in Brasile con il sogno del chiringuito sulla spiaggia e la speranza che stesse lontano dalle siringhe. Tornava quando il padre era ar gabbio per chiedere soldi e sparire di notte con qualcosa d'altro che avesse un minimo di valore.
Sua sorella maggiore era stata abient-animalista radicale finché un giorno un gatto randagio le aveva attraversato la strada e lei era finita in un cipresso con la macchina nuova e 1.2 di sambuca nel sangue. Ora cerca deliberatamente di investirli con la sedia a rotelle, le rare volte che esce di casa.

Gaia. Il suo ultimo fidanzato decente era scappato in erasmus e non si trovava nemmeno su Facebook. Gli altri due o tre ex invece fungevano da schiavi occasionali quando c'era da portare la sorella da qualche parte o lei doveva dormire fuori casa perché erano tornati padre e fratello in contemporanea e a casa volavano stoviglie. Ma di scopare non se ne parlava, neanche per dire grazie.

Finchè non conobbe Andrea.

Andrea suo padre biologico non l'aveva mai nemmeno sentito nominare. Nel corso degli anni sua madre gli aveva portato a casa un Antonio, un Carlo, tre Giuseppe, una candida, un Pasquale, due Mario e persino un Gioacchino. Ora era in una relazione complicata con Jack Daniels.
Era andato a scuola finché non si era accorto che non serviva il congiuntivo per girare la malta e impilare mattoni. Non spacciava, non si drogava, sollevava l'equivalente del suo peso alla panca e guidava una Punto Abarth.

Ai suoi genitori piaceva. Era l'unico in grado di resistere alla cucina sventracoronarie, riusciva a levare il coltello dalle mani del fratello maggiore senza fargli troppo male e mandava a fare in culo la storpia quando rompeva i coglioni. E, soprattutto, non aveva remore nell'alzare il pugno anellato quando qualcuno gli diceva di no. Tutti e cinque portavano orgogliosamente in varie parti del corpo i segni di quella volta che erano stati sgarbati.

Un triste giorno, Gaia si era resa conto che lei, quell'Andrea, forse non lo amava più. O forse si era resa conto che in quella coppia non era lei a comandare. Non lo era mai stata. E le mancava non dover implorare per qualunque cosa senza risultato. Come andare al cinema e riuscire a vedere un film dove la gente non si ammazzasse (non consapevolmente); o andarsene dalla casa degli amici di lui dove si è incollato alla playstation e non la caga se non per chiederle di portargli una birra; o aspettare che si sia fatto un bidet prima di prenderglielo in bocca.

Ma ad Andrea non sapeva dire di no. O meglio, non poteva. L'aveva lasciato via SMS e si era barricata in casa per paura della sua ira. Si negava al telefono e al citofono. E faceva finta di non sentire i sassi che lui lanciava dalla strada e le sfondavano le tapparelle. Perchè lui ogni sera, da allora, era sotto casa sua.

Finchè una sera non trovò il portone aperto e riuscì a salire fino in casa. Passò in rassegna tutte le stanze trascinando al suolo qualsiasi soprammobile, ma lei era fuggita. Scappata a casa di uno dei suoi ex a giocare alla rifugiata politica. Per una settimana Andrea non fece altro che passare in rassegna tutti i suoi conoscenti a chiedere se qualcuno non l'avesse vista, se sapevano dov'era, che le voleva solo parlare, guardate che mi incazzo anche con voi se mi dite una bugia...

Poi Gaia fece capolino su Facebook.
Geolocalizzazione: una parola complessa di dire a quello psicopatico del tuo ex chi deve andare ad ammazzare e dove.

Scoprire chi di noi nascondeva la fuggiasca e trovarci il bestione inferocito alla porta, la serata del torneo alla Wii, fu un tutt'uno. Gaia è tutt'ora convinta che noi siamo riusciti a convincerlo a cambiare città per dimenticarsi di lei. Non ha mai fatto caso alle piccole macchioline rimaste sul muro accanto all'ingresso. Non ha mai sentito trascinare fuori il corpo svenuto, caricarlo nel porta bagagli della sua stessa macchina e partire quello stesso giorno per il mare.

giovedì 9 febbraio 2012

Vi auguro buona visione

Lo avete visto decine di volte. Diciamo ogni volta che vi recate al multisala per vedere mezz'ora di pubblicità seguita da una pellicola insoddisfacente che vi è costata 8 euro.
La prima volta che lo avete visto lo avete seguito tutto attentamente, nonostante il vostro cervello avesse ben chiaro che si tratta di un normale spot. E invece vi siete fatti trarre in inganno dal suo crescendo di emozioni, e vi siete ritrovati al ventottesimo secondo con la curiosità di capire che cosa diavolo fosse.

Ma procediamo con ordine.


Lo spot inizia con Sylar che ha portato la famiglia al cinema. Il suo sedile è più avanti degli altri, probabilmente grazie alla telecinesi.


Subito dopo abbiamo una coppietta di preadolescenti. Lei è segretamente invaghita di lui da due o tre giorni e vorrebbe sperimentare un paio di cose raccontatele dalla sorella più grande. Come il bacio alla francese o il cazzo nei popcorn. Lui è ancora in quella fase in cui sta pensando se Fangofiammante sia più forte di Omosauro.


Arriviamo quindi alla seconda coppietta. Sui trenta, vestite casual cercando di mettersi addosso quanti più colori possibili. Amiche e inevitabilmente compagne di esperienze lesbiche. La mora lavora per un'ente statale. Pensate sempre di averla beccata nel giorno in cui ha la PMS, in realtà è geneticamente stronza ogni giorno. La bionda è capo-area di una grossa azienda che potrebbe anche produrre portafogli in pelle di neonato, per quel che la riguarda. A lei rode solo di essere donna e di essere sessisticamente relegata al ruolo di vice di qualche maschio alfa che viene in azienda solo per marcare il territorio e presentare la nota spese.


Infine il bambino esagitato. E' una di quelle piccole piattole alle prime esperienze di cinema. I genitori, beneamate teste di cazzo, pensano sia ormai abbastanza grande da andare al cinema, ma non abbastanza per capire come funziona un film. Quindi si mettono a spiegargli ogni scena per filo e per segno, tanto che poi il ragazzino si abitua alla pappa pronta e inizia a chiedere spiegazioni su qualsiasi cosa gli passi davanti agli occhi. Dopo dieci minuti si rompono i coglioni sia lui che i genitori. Quindi lui inizia a prendervi a calci la sedia.

Per fortuna, in sala proiezione, ci deve essere Tyler Durden. "Così quando il cane coraggioso e il gatto si incontrano nel rullo 3..."



"...vedrete il contributo di Tyler." - "Un gran bel cazzo!"


Il biondino ci rimane male. Come ogni maschio sulla terra, infatti, ha appena fatto un confronto con il suo. E le proporzioni lo danno come Materia Grigia sta a Gigante. E non c'è bisogno di link a Wikipedia per farvi capire la battuta. La règazzina, stranamente, non batte ciglio. La sua cache di Internet Explorer ci svelerà il perchè alla lettera Y.


Le nostre amiche, invece, hanno immediatamente un orgasmo.


A questo punto, per uno strano meccanismo mentale, tutto il sangue nel nostro biondo implume è appena calato in mezzo alle sue gambe. E i suoi jeans di marca non riescono a trattenere l'evidente risultato.
Evidente soprattutto per la sua compare, che comincia a sperare in un dopo cinema a base di prime esperienze da raccontare alle amichette. E a questo punto non sapete se sentirvi in colpa per la scena chiaramente pedofila che vi si è materializzata in testa o pensare che, a quell'età, certe cose le avreste fatte anche voi. Solo che avreste scritto a Cioè invece che intasare Yahoo Answers.


Nel frattempo, le due trentenni mostrano due delle reazioni più comuni ad un orgasmo femminile: soddisfazione e commozione.


Sylar & famiglia, intanto, se la ridono. Risate a denti stretti, per star nell'inquadratura.


Mentre le amiche si scambiano quello sguardo complice di due che ne hanno visti tanti, ma uno in più fa sempre piacere. Come lo strapon che tra poco indosserà una delle due.

E finalmente la scena finale. Quella che aspettate da ben trenta secondi della vostra vita. Che risponde alla vostra domanda: ma cosa staranno mai guardando di così stupefacente, divertente e sessualmente appagante questa mandria di malvestiti?

Tyler?

"Un gran bel cazzo."

martedì 7 febbraio 2012

I need a ship not your sweet lip tonight

[Step Out - Oasis]
Che vite noiose, le vostre.

Avete talmente poco da fare che siete estasiati da qualunque cosa sia perfettamente normale. Tipo la neve, il super bowl o una ragazzina uccisa. Tutte cose di cui non vi fregava un beneamato cazzo fino a qualche anno fa ma adesso vi fan riempire le bacheche di status patetici e link di una comicità più riciclata di Jerry Calà.

Adesso avete la nave schiantata sul lato e un comandante capro espiatorio per le vostre battute da quattro soldi. Che son morte delle persone e che bisogna avere rispetto solo quando vi sentite in colpa perché ridete alle mie battute su Sic. Chiunque egli fosse.

Che ultimamente va di moda celebrare più i morti che i vivi. Altre persone che non avevano di più interessante da fare che tirare le cuoia per accorgersi di essere vive. Avete trasformato Facebook in una cazzo di Isola dei Famosi.

Se non quando ve la prendete con il governoladroTM. Il vostro attivismo politico tocca il suo apice quando condividete un'immagine fatta da qualcuno di dieci punti QI più ignorante di voi, ma che sa usare paint.
E alle prossime elezioni tornerete a votare ancora quelle teste di cazzo che vi hanno portato fino a qui, le stesse di cazzo che votate da vent'anni. Che devono andare tutti a casa. Che devono ridursi i privilegi.
Tutte cose che devono sempre fare gli altri. Come le fatture e gli scontrini.


domenica 1 gennaio 2012

She's like a mobile waterbed

[Hotdog In A Hallway - NoFX]


Ho imparato a mie spese che non si dovrebbe mai rapire una cicciona.
Era la figlia di un imprenditore locale del settore degli elettrodomestici diventato non troppo segretamente ricco per via di una vasta gamma di vibratori da uomo. Membro dei Lions, del Consiglio Parrocchiale e nelle serate di luna piena del pubblico di Pomeriggio5. E in tutti e tre poteva riconoscervi dei fidati clienti che venivano a stringergli la mano cammimando a gambe divaricate.
Oltre alla balena, aveva sfornato un paio di eredi illegittimi: una dedita alla prostituzione in Thailandia, dalla quale si serviva occasionalmente, l'altro scaricabile dalle tasse grazie a forniture invisibili provenienti dal Brasile.

Con un furgone preso a noleggio da uno che ancora non lo sapeva, l'avevamo aspettata fuori dalla lezione di Pilates per mezz'ora, salvo poi vederla uscire dal kebabbaro accanto con delle vistose macchie di unto sulla giacca. Motore acceso e portellone aperto, volevamo stenderla con il vecchio trucco del fazzolettino imbevuto, ma alla fine le avevamo versato direttamente la bottiglietta di cloroformio in faccia. Non appena capito quale fosse. Era svenuta a terra con il rumore di un sacco di patate scaricato nel pannolone di Gaeazzi, mentre con la testa aveva pestato una merda di cane freschissima.
Con il suo cellulare avevamo mandato un sms al numero registrato come "Papino" chiedendo di lasciare una ventiquattrore con 500.000 euro in un cassonetto della spazzatura in una determinata via ad una determinata ora. A tutti i contatti con un nome femminile un sms con scritto "stronza", a quelli maschili "ti amo".
 Poi avevamo infilato il telefono in un intercapedine di un camion polacco.

Quarantacinque minuti dopo avevamo finito di caricarla sul furgone. Altre due ore dopo eravamo al casolare abbandonato che avevamo occupato per il sequestro. E' incredibile la quantità di cartelli stradali che si notano procedendo a 40 km/h. Un'ora dopo l'avevamo sdraiata ancora priva di sensi sul letto della sua cella ed eravamo pronti a riconsegnare il transpallet e a farci togliere un'ernia a testa. Due minuti dopo la rete era finita in un sandwitch tra il pavimento e il materasso, schiantata sotto il peso del cetaceo.

Avevamo installato una telecamera di sicurezza all'interno della stanza per assicurarci che non facesse stronzate tipo causarsi ferite mortali, devastare l'arredamento o pretendere di vedere una puntata di Uomini & Donne. Una volta svegliatasi e riuscita a sollevarsi dalla struttura collassata del Foppapedretti aveva attaccato ad urlare e urlare con voce straordinariamente baritonale e a picchiare i pugni sulla porta. Noi avevamo appena infilato il Black Album nello stereo, quindi alzammo il volume per coprire il fracasso. Era andata avanti a latrare, battere mani e piedi fino allo sfinimento. Più o meno a metà di Enter Sandman.

Il primo giorno non avevamo avuto molto tempo per fare la spesa, ma eravamo sicuri che una serata senza mangiare non l'avrebbe uccisa. Ci limitammo a passarle un rotolo di carta igienica dalla fessura intagliata nella porta. Il giorno dopo l'aveva mangiato.

La vita del carceriere può essere divertente. Di giorno le passavamo finte fotocopie di ritagli di giornale in cui si diceva che in Italia era stata ripristinata la pena di morte e suo padre era stato beccato con una prostituta minorenne. Soluzione a pagina 46.
La notte produceva un rumore molto simile ad un temporale lontano. E in più russava. Tra di noi si facevano scommesse su chi si sarebbe beccato la Sindrome di Stoccolma. E, indovinate un po', toccò a me.
E dire che tutto quello che facevo era portarle caffè amaro la mattina, verdure cotte a pranzo e uno jogurth alla sera, cercando di capire in quanto tempo sarebbe detonata in una fontana di diarrea.
Cosa che avvenne quando i carabinieri irruppero nel casolare dopo una nostra segnalazione.

Aveva perso cinquanta chili e imparato la dieta perfetta. Adesso è magra come una ginnasta e vale tanto oro quanto pesava prima. Ma so che ogni tanto mi pensa ancora.

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