martedì 30 agosto 2011

I said I bet that you look good on the dancefloor

[I bet that you look good on the dancefloor - Arctic Monkeys]



Alberta aveva un nome del cazzo e lo sapeva bene chiunque fosse riuscito a mettere le mani sulla sua carta d'identità. Per tutti gli altri era semplicemente Alba. Negli anni '80 per un po' era stata persino Albachiara, ma poi era diventato troppo inflazionato e aveva accorciato in soprannome, come un taglio di capelli che non ti starà mai bene.

Era talmente in collera con i suoi genitori che su feisbuc si chiamava, oh che originalità, Alba Ebasta.
Un album pieno di polaroid e lomo con gli stessi occhiali vintage, per la cronaca rubati a una vecchia inserviente ad uno stand della Caritas. E cinquecento euro di Canon Eos per fare un album pieno di foto in bianco e nero delle sedie e dei mobili di sua nonna.

Mi si era presentata da se, probabilmente perchè sapeva che di li a poco avrei aperto il concerto di una band di sfigati ma con molti più seguaci di noi e le sembravo il meno commerciale della baracca.

Fuoricorso a Scienze della Merda, doveva aver preso una serie di bottigliate non indifferenti di vodka alla pesca per decidere un giorno che la sua vita sarebbe stata indie. Il che significava comprarsi dei vestiti visti addosso a qualcun altro, comprare vinili di gente di cui faceva fatica a ricordare il nome e tediare tutti quanti sull'imminenza di un concerto al quale poi non andava perchè era diventato troppo mainstream e pieno di hipsters.

Occupazione attuale: collaboratrice non meglio qualificata in una web-radio dove non ci fosse un cane che conoscesse google analytics e dove il webmaster era una figura leggendaria che non compariva mai per il timore che desse la conferma che non li ascoltava un cazzo di nessuno. Il che forse avrebbe fatto loro piacere. O no. E mandaci la tua demo, che il giovedì sera passiamo gli artisti emergenti.

E così, stressata dalla sua vita fatta di 22 accettati e dei suoi impegni artistici non vedeva l'ora di andare in vacanza. Non a Londra, che ci era già stata tre volte (anche se in vacanze studio). Non a Berlino che l'aveva già vista (gita in quarta, probabilmente la sua prima deflorazione). Non a New York che non sono mica Carrie-Samantha-Charlotte-O-Miranda (però sai tutti i nomi, eh?). In pratica sapeva solo dove non voleva andare, un po' come per il resto della sua vita.

Andare in macchina con lei significava, oltre alla sensazione di claustrofobia di una Ford Fiesta senza il minimo comfort appartenente a questo secolo, sorbirsi l'ultimo cd di un rincoglionito stonato alla chitarra acustica o un gruppo di scoppiati tedeschi con la fissa del theremin.

Quando le ho detto con parole meno sobrie che doveva levarsi dai coglioni ha fatto una faccina stupita, la stessa di quando alla sua domanda "cos'è sta cazzo di tamarrata che ti stai ascoltando?" le avevo risposto "Idioteque dei Radiohead". E scommetto che adesso le rode una cifra non poter condividere tutte quelle stronzate emo su facebook per calamitare l'attenzione di chi non l'ha mai cagata anzichè dei soliti malvestiti che vogliono portarsela a letto. E provare l'ebrezza dei coitus interruptus solo perchè lei deve cambiare traccia nello stereo.

Il suo prossimo stadio de-evolutivo potrebbe essere il Deboscio.

venerdì 5 agosto 2011

It’s love on the line, can you handle it?

[Hear me out - Frou Frou]


Alla fine vi siete mollati. E il tuo mondo ti è crollato addosso. E dalle tue amiche arrivano gli sms della solidarietà per far partire la ricostruzione. Mentre lui sta spiegando ai suoi amici, con una metafora calcistica, che ormai il sesso con te non valeva le paranoie che gli tiravi per ore. Il suo regno per un pompino.

E allora finisci a raccontare le stesse identiche stronzate della volta precedente alla tua migliore amica "che doveva fare la psicologa". E invece fa il Dams, fatti due domande.

Che lui era lui,
che lui non c'era mai,
che lui non ti rispettava,
che sua madre ti odiava,
che ti leggeva i messaggi,
che c'erano solo i suoi amici,
che guai a parlargli di matrimonio,
che lui era perfetto e non sbagliava mai,
che "io li cerco con un proverbiale lanternino",
che ti aveva fatto cancellare gli amici da feisbuk,
che ti ossessionava su "con chi sei e a che ora torni",
che "avevi ragione quando mi dicevi che è uno stronzo",
che "chi cazzo è questa che ti manda i messaggi la notte?",
che, se non era per te, i suoi non te li avrebbe mai presentati
che lui veniva prima di tutto, ma soprattutto che lui veniva e tu no.
Che prendevi pure la pillola perchè a lui il lattice da fastidio: lo fa soffocare.
Che forse anche lui ti avrà messo le corna ma non ha avuto mai le palle di confessartelo.
Che forse flirtare con quel tipo l'altra sera era un segno che le cose non andavano bene già da un po',
Che adesso devi levartelo dalla testa il più in fretta possibile,
che non vuoi pensare a nient’altro che te stessa,
che ti devi prendere una bella sbronza
che ti vuoi divertire e non vuoi orari,
che non vuoi chi il giorno dopo ti richiama.
A meno che non sia lui. Che ti deve richiamare, lo stronzo.
Perchè i giorni pari sei tu ad averlo lasciato.

E i tuoi amici fanno la conta per scoprire chi soddisferà la voglia di cazzo che ti prenderà tra cinque, quattro, tre.. E poi la sera gli mandi il messaggio della buona notte per sapere se sta già scopando con un'altra. E mi manchi e baci e tivibbì e vaffanculo. E non puoi più sentire quella canzone, e non puoi più leggere quel libro, e non puoi più mangiare in quel ristorante, e non puoi più piegarti a raccogliere le chiavi in una certa maniera.

E devi rivederlo per chiarire alcune cose. E restare abbracciati per ore. E lo fa solo per farmi soffrire. E solo io lo conosco veramente. E lei non lo ama. E lui non la ama. E ti deve restituire quel ciddì, quel libro, quel ristorante. E mi sono cadute le chiavi. E non si è fatto più sentire.
E neanche quel tipo là. E neanche l’amico della tua amica con la quale adesso hai litigato. E neanche coso, ma perché s’era preso bene e io non c’ho sbatta. E ovviamente l’ex, che ho l’impressione che mi chiami solo perché ha voglia di scopare.

Fino a che non deciderai di riaccendere il tuo lanternino, e muoverti a passi felpati seguendo il suo ondeggiare e lampeggiare come un ghostbuster alle prime armi. ..due, uno, zero.

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