lunedì 17 ottobre 2011

Every night we smash their Mercedes-Benz

[You Get What You Give - New Radicals]


Io scommetto che sei quello che si fa tutta la corsia d'emergenza per infilarsi davanti al pensionato più rincoglionito della colonna; oppure corri per la corsia riservata a quelli che svoltano e poi ti metti in testa alla colonna, sulle strisce pedonali.

Scommetto che sei quello che mi fa i fari perchè sto andando troppo piano per i suoi standard. E non importa che ci siano sei chilometri di macchine avanti a me. A colpi di fari vuoi farci spostare tutti. Perchè tui sei quello che ha fretta, mentre noi siamo solo i pezzenti con le utilitarie.

E quando arrivi parcheggi: marciapiede, striscia pedonale, doppia fila o handicappati. L'importante è che sia accanto al localino dove prendi l'ape, o al ristorantino in. Tanto tu una multa al giorno te la puoi permettere. Che a compilare il gratta e sosta ti sporchi le unghie, e sia mai che una slogatura al polso ti impedisca di ammazzarti di pugnette al prossimo salone del lusso.

E scommetto che l'abbiamo intestata all'azienda, quella pira argentata. Sia mai che ci paghi le tasse che millanti. E con quel che paghi di furto-incendio-e-atti-vandalici già ti aspetta sotto casa il nuovo modello, così non rischi di far la figura da morto di fame con i tuoi amici che c'è crisi ma cambiano una macchina all'anno.

La prossima volta non scendere dall'auto.

domenica 18 settembre 2011

Way out in the water, see it swimmin' ?

[Where is my mind, Pixies]


Sì, lo so che ti avevo giurato che sarebbe durato per sèmpre.

Ma adesso sono famosa, e non devo più regalarla a chilometri zero a chi riusciva a non scambiarmi per un uomo. Posso scoparmi chi mi pare e cambiare amanti come cambio gli allenatori.

E per ogni MIO successo ci sono sessanta milioni di persone che si sentiranno orgogliose per qualcosa che ho fatto IO, come un soldato di cui non si conosce il nome finchè non torna dall'Afghanistan in una bara. Entrambi più ricchi e con una medaglia.

E posso entrare nei locali fighetti e comparire sulle riviste da parrucchiera dove mi chiedono a chi la sto dando questo mese. In entrambi.

O abbottarmi di biscotti con zero percento di grassi che tanto faccio delle scopate olimpioniche e li brucio in un nanosecondo.

E quindi mi posso permettere di cancellare il tatuaggio con il tuo nome. E di farne un altro con il nome di un altro. E di cancellare anche quello dalla mia facciata. E confondere i miei alibi e le tue ragioni.

Fino a che la mia carriera non sarà finita e con essa i soldi e magari dovrò tenermi un Piersilvio ti amo sulle grandi labbra per il resto dei miei giorni.

Quando nessuno ricorderà il mio nome. Che la memoria degli italiani è all'hennè.

martedì 30 agosto 2011

I said I bet that you look good on the dancefloor

[I bet that you look good on the dancefloor - Arctic Monkeys]



Alberta aveva un nome del cazzo e lo sapeva bene chiunque fosse riuscito a mettere le mani sulla sua carta d'identità. Per tutti gli altri era semplicemente Alba. Negli anni '80 per un po' era stata persino Albachiara, ma poi era diventato troppo inflazionato e aveva accorciato in soprannome, come un taglio di capelli che non ti starà mai bene.

Era talmente in collera con i suoi genitori che su feisbuc si chiamava, oh che originalità, Alba Ebasta.
Un album pieno di polaroid e lomo con gli stessi occhiali vintage, per la cronaca rubati a una vecchia inserviente ad uno stand della Caritas. E cinquecento euro di Canon Eos per fare un album pieno di foto in bianco e nero delle sedie e dei mobili di sua nonna.

Mi si era presentata da se, probabilmente perchè sapeva che di li a poco avrei aperto il concerto di una band di sfigati ma con molti più seguaci di noi e le sembravo il meno commerciale della baracca.

Fuoricorso a Scienze della Merda, doveva aver preso una serie di bottigliate non indifferenti di vodka alla pesca per decidere un giorno che la sua vita sarebbe stata indie. Il che significava comprarsi dei vestiti visti addosso a qualcun altro, comprare vinili di gente di cui faceva fatica a ricordare il nome e tediare tutti quanti sull'imminenza di un concerto al quale poi non andava perchè era diventato troppo mainstream e pieno di hipsters.

Occupazione attuale: collaboratrice non meglio qualificata in una web-radio dove non ci fosse un cane che conoscesse google analytics e dove il webmaster era una figura leggendaria che non compariva mai per il timore che desse la conferma che non li ascoltava un cazzo di nessuno. Il che forse avrebbe fatto loro piacere. O no. E mandaci la tua demo, che il giovedì sera passiamo gli artisti emergenti.

E così, stressata dalla sua vita fatta di 22 accettati e dei suoi impegni artistici non vedeva l'ora di andare in vacanza. Non a Londra, che ci era già stata tre volte (anche se in vacanze studio). Non a Berlino che l'aveva già vista (gita in quarta, probabilmente la sua prima deflorazione). Non a New York che non sono mica Carrie-Samantha-Charlotte-O-Miranda (però sai tutti i nomi, eh?). In pratica sapeva solo dove non voleva andare, un po' come per il resto della sua vita.

Andare in macchina con lei significava, oltre alla sensazione di claustrofobia di una Ford Fiesta senza il minimo comfort appartenente a questo secolo, sorbirsi l'ultimo cd di un rincoglionito stonato alla chitarra acustica o un gruppo di scoppiati tedeschi con la fissa del theremin.

Quando le ho detto con parole meno sobrie che doveva levarsi dai coglioni ha fatto una faccina stupita, la stessa di quando alla sua domanda "cos'è sta cazzo di tamarrata che ti stai ascoltando?" le avevo risposto "Idioteque dei Radiohead". E scommetto che adesso le rode una cifra non poter condividere tutte quelle stronzate emo su facebook per calamitare l'attenzione di chi non l'ha mai cagata anzichè dei soliti malvestiti che vogliono portarsela a letto. E provare l'ebrezza dei coitus interruptus solo perchè lei deve cambiare traccia nello stereo.

Il suo prossimo stadio de-evolutivo potrebbe essere il Deboscio.

venerdì 5 agosto 2011

It’s love on the line, can you handle it?

[Hear me out - Frou Frou]


Alla fine vi siete mollati. E il tuo mondo ti è crollato addosso. E dalle tue amiche arrivano gli sms della solidarietà per far partire la ricostruzione. Mentre lui sta spiegando ai suoi amici, con una metafora calcistica, che ormai il sesso con te non valeva le paranoie che gli tiravi per ore. Il suo regno per un pompino.

E allora finisci a raccontare le stesse identiche stronzate della volta precedente alla tua migliore amica "che doveva fare la psicologa". E invece fa il Dams, fatti due domande.

Che lui era lui,
che lui non c'era mai,
che lui non ti rispettava,
che sua madre ti odiava,
che ti leggeva i messaggi,
che c'erano solo i suoi amici,
che guai a parlargli di matrimonio,
che lui era perfetto e non sbagliava mai,
che "io li cerco con un proverbiale lanternino",
che ti aveva fatto cancellare gli amici da feisbuk,
che ti ossessionava su "con chi sei e a che ora torni",
che "avevi ragione quando mi dicevi che è uno stronzo",
che "chi cazzo è questa che ti manda i messaggi la notte?",
che, se non era per te, i suoi non te li avrebbe mai presentati
che lui veniva prima di tutto, ma soprattutto che lui veniva e tu no.
Che prendevi pure la pillola perchè a lui il lattice da fastidio: lo fa soffocare.
Che forse anche lui ti avrà messo le corna ma non ha avuto mai le palle di confessartelo.
Che forse flirtare con quel tipo l'altra sera era un segno che le cose non andavano bene già da un po',
Che adesso devi levartelo dalla testa il più in fretta possibile,
che non vuoi pensare a nient’altro che te stessa,
che ti devi prendere una bella sbronza
che ti vuoi divertire e non vuoi orari,
che non vuoi chi il giorno dopo ti richiama.
A meno che non sia lui. Che ti deve richiamare, lo stronzo.
Perchè i giorni pari sei tu ad averlo lasciato.

E i tuoi amici fanno la conta per scoprire chi soddisferà la voglia di cazzo che ti prenderà tra cinque, quattro, tre.. E poi la sera gli mandi il messaggio della buona notte per sapere se sta già scopando con un'altra. E mi manchi e baci e tivibbì e vaffanculo. E non puoi più sentire quella canzone, e non puoi più leggere quel libro, e non puoi più mangiare in quel ristorante, e non puoi più piegarti a raccogliere le chiavi in una certa maniera.

E devi rivederlo per chiarire alcune cose. E restare abbracciati per ore. E lo fa solo per farmi soffrire. E solo io lo conosco veramente. E lei non lo ama. E lui non la ama. E ti deve restituire quel ciddì, quel libro, quel ristorante. E mi sono cadute le chiavi. E non si è fatto più sentire.
E neanche quel tipo là. E neanche l’amico della tua amica con la quale adesso hai litigato. E neanche coso, ma perché s’era preso bene e io non c’ho sbatta. E ovviamente l’ex, che ho l’impressione che mi chiami solo perché ha voglia di scopare.

Fino a che non deciderai di riaccendere il tuo lanternino, e muoverti a passi felpati seguendo il suo ondeggiare e lampeggiare come un ghostbuster alle prime armi. ..due, uno, zero.

martedì 24 maggio 2011

Have you been drinking, son. You don't look old enough to me

[Arctic Monkeys - Riot Van]


Mamma,
sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, cosi ho ordinato una Sprite. I miei amici mi hanno chiesto se mi sentissi poco bene, se ero impazita o cosa. E alla fine ho ordinato uno sbagliato perchè mi stavano tirando scema. Mi son sentita un po' stronza per non aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono gli amici. A metà del secondo negroni eri qualcuno che mi aveva detto qualcosa però boh mi verrà in mente.
Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Hanno messo quattro sedie in direzioni diverse e tutti facevano finta di avere un volante e tirare la macchina in una direzione diversa. Non ce la facevano più. Uno ha pure sboccato, ma alla fine si è ripigliato. Alla fine io ho preso la mia machina con la certezza che non ero esattamente sobria, ma alla fine ci stavo dentro e poi avevo mangiato tutte quelle patatine, qualcosa dovevano aver assorbito. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava... Qualcosa di inaspettato!
Arrivo sul vialone per arrivare a casa e c'è una macchina identica alla mia accartocciata su un albero. Rallento per vedere l'incidente. C'è uno stronzo dietro di me che continua a suoare il clacson, ma solo perchè vuole vedere l'incidente prima di me. C'è una tipa sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: "Il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco". Il collega lo trascina in macchina e gli fa un cazziatone infinito. Sento solo parole tipo "non siamo autorizzati", "aspettare referto" e "metti via il fumo". Mamma, la sua voce sembra così lontana... E mo gli stronzi che suonano sono due, ma andate a farvi fottere! Il sangue è sparso dappertutto e sto cercando,con tutte le mie forze, di non piangere. Odio le sbronze tristi, va a finire che mi scofano mezzo vaso di nutella e il giorno dopo ho una diarrea che voglio morire. Nel frattempo ho parcheggiato e sono scesa a fumarmi una sigaretta. Posso sentire i medici che dicono: "Questa ragazza non ce la farà". Minchia, ma che ondata di ottimismo, mamma! Se faccio un incidente assicurati che non vengano loro a soccorrermi. Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità, che i semafori rossi andrebbero rispettati. E adesso si becca omicidio colposo, il bastardo. Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo farmi tutte ste seghe mentali... Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? Ho bisogno di bere. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, che non è la mia macchina ma una che le somiglia. Di a papà di.. anzi no, non dirgli un cazzo se no attacca anche lui con le paranoie. La mia respirazione si fa sempre piu debole e incomincio ad avere veramente paura... Mi sta pigliando la triste. Mentre risalgo in macchina sento un tipo che dice all'amico: "Minchia ho già pronto l'articolo per domani, 'sta storia girerà tutta internet"

mercoledì 30 marzo 2011

Un Piede nell'Amore

La Trama: Incantato dalle promesse di facili guadagni, Mario investe tutti i suoi risparmi in un sito di aste al ribasso messo in piedi da Duccio, un suo lontano cugino. Il sito fa ovviamente fiasco. Duccio, ma soprattutto i soldi, divengono irreperibili. Mario viene quindi a sapere che non era neanche suo cugino. Per cercare di far fronte alla perdita, comincia quindi a scommettere forti somme di denaro su corse dei cani, combattimenti di cavalli, superenalotto e Mago Otelma, ma non fa che spolpare l'esiguo stipendio mensile di guardia giurata.
Una sera, di fronte all'ennesima defaiance del marito pezzente, la moglie Antonia ricorre a un gesto estremo: decide di prostituirsi con il vicino del terzo piano, il ragionier Frontini, ben fornito di contanti ma molto poco sessualmente.
Mario comincia ad insospettirsi delle prolungate assenze della moglie, degli omaggi floreali e dei regalini erotici che la moglie riceve settimanalmente. Una sera, a cena, le mette nel piatto una camicetta sporca di sperma che ha trovato tra i panni sporchi. Antonia si trova quindi costretta a dover confessare il suo secondo lavoro, ma spiega al marito di non preoccuparsi: raramente aveva dovuto spogliarsi o toccare il Frontini perchè questi veniva nei pantaloni solo se lei gli sussurrava nell'orecchio "Frode Fiscale", "Bancarotta Fraudolenta" o altri reati depenalizzati. La macchia, invece, era yogurt Activia.
Dopo un lungo pianto, Mario ringrazia di cuore la moglie e le confessa di aver temuto che avesse una storia con Giannone, il palestrato inquilino del quinto piano. Antonia sorride e gli racconta che a Giannone la da gratis ormai da tre anni due volte a settimana, che lui la cavalca come una giovane puledra sculacciandola e facendole annusare i piedi. Mario piange di nuovo e spara al cane.

Recensione: Se l'avesse girato Ozpetec, Almodovar o Moretti sareste già andate a vederlo.

giovedì 20 gennaio 2011

Reductio ad Hitlerum (2)


Qualche tempo fa ho pubblicato su questo stesso blog un post intitolato Reductio ad Hitlerum. Il titolo di questo post parte da wikipedia:

La legge di Godwin è un'estensione della Reductio ad Hitlerum facente parte del folklore di Usenet. Nel 1990 Mike Godwin enunciò la seguente regola empirica: «Mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1»

Questo perchè volevo mostrare un caso in cui si parte da una vicenda umana, per altro inflazionatamente triste, per arrivare ad una completamente diversa nella quale gli utenti si abbassano a giudizi senza alcuna moderazione.

A tal proposito, se c'è qualche avvocato che sta leggendo questo blog e ha intenzione di querelarmi per aver riportato giudizi espressi (da altri dai quali per altro mi sono già dissociato), vorrei ricordargli che ogni 3 secondi circa un bambino muore di fame, che fa oltre 20.000 bambini al giorno e che dovrebbe forse rivedere le sue priorità.

Detto questo, torno sull'argomento per due motivi:

Primo perchè Nuti è stato riportato a forza in televisione in uno dei soliti teatrini della tristezza hosted by Barbara D'Urso, featuring un sacco di personaggi che si sono prestati a questo massacro mediatico. Tra i quali Pieraccioni. (Tranquillo Leonardo, mi ricorderò di questo coltello nella piaga quando uscirà il tuo prossimo film.)
Per fortuna è stato un flop di ascolti -che è stato sottoposto alla polemica per dare una pacca sulla spalla a quei pochi che ancora si stupiscono se in televisione passa merda e spazzatura- e il programma è stato cancellato, altrimenti solo la D'Urso sa quali altri record di profondità avremmo potuto stabilire al di sotto del fondo del barile.

Secondo perchè ho dato un'occhiata alle statistiche del blog alla voce parole chiave e sono saltate fuori delle sorprese quantomeno raccapriccianti:


"Mi state dicendo che" c'è ancora qualcuno che fa ricerche su internet di questo tipo? Davvero c'è gente così morbosamente curiosa da farsi i cazzi degli altri in maniera così becera?

Che tristezza. Che persone Tristi.

Sarete mica spettatori della D'Urso?


(Per altro, che cacchio vuoi dire "avviare darkest hour" ?)

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