venerdì 9 giugno 2006

The Fool On The Hill

[The Fool On The Hill - Beatles]

Sedeva a terra, gambe incrociate, contro la parete più lontana dalla porta.

Sebbene la camicia lo fosse un paio di taglie sopra la sua, aveva dovuto mettersi una coperta addosso, ma i brividi non gli davano tregua.

Gli occhi rossi e gonfi, facevano risaltare ancora di più il suo pallore. Così simile ai suoi abiti, così vicino a quelle pareti.

Alzò lo sguardo da terra, lentamente, e due tizzoni ardenti presero a fissarli da quel punto che sembrava così lontano, da regolamento, irraggiungibile.

La voce flebile, rotta dai singhiozzi. Leggermente roca, come se non fosse stata usata da tempo. Le parole pronunciate in fretta ma scandite con impercettibile precisione. Un alito di farmaci che sibilava tra i denti per sbattere ritmicamente sulla lingua e scivolare stra le labbra socchiuse.

"Vi sareste mai aspettati di trovarmi qui? Io si, un po ci speravo, sapete.
E' successo tutto così all'improvviso, così in fretta, che quasi non ricordo nulla. E' come svegliarsi dopo aver dormito tanto tempo. Quando la tua mente ciondola ancora per scoprire se quello che credi ti sia successo è un ricordo o l'hai sognato.

Che vi devo dire? 'Perchè?' 'Come?' 'Da quando?' Lo so che ci sono tutte queste piccole domande tra le vostre orecchie. Stanno ronzando come uno sciame d'api, posso sentire un brusio nelle vostre teste confuse.

Sono malato, e molto e da troppo e da sempre.

Ho assorbito tristezze e lamenti, pianti e sospiri, richieste d'aiuto e offese gratuite, risate e insulti, complimenti e denigrazioni.

E come vaso di pandora un bel giorno sono esploso, liberando la mia nube tossica di pensieri, esondando i miei liquami velenosi di parole.

E la mia colpa, per rinchiudermi in questa prigione? Questa stanza non più opprimente della mia introversione? Tra queste pareti non più bianche della della mia scatola cranica? Una finestra di speranze e amici, sempre amici, solo amici, che vengono ogni tanto a farsi un giro, per poi tornare frenetici alla loro frenetica vita di emozioni frenetiche?

So qual'è il mio peso, il fardello che mi ha trascinato fin qui, zavorra che mi rallenta e ancora che mi ci incatena.

Ho cercato d'esser felice come voi.

Ho rincorso le vostre emozioni sperando di raccoglierne qualche briciola dalla coda. Ho teso le mani per aggrapparmi a voi e raggiungervi. Trascinandomi con tutte le mie forze, ho visto il mondo scorrermi sotto i piedi troppo velocemente per i miei passi e, inciampato, sono caduto ancora più indietro.
Mi sono immaginato nei vostri racconti, ho vissuto nello specchio delle vostre riflessioni. Ho sognato i vostri mondi e universi paralleli. Ho vestito i vostri panni troppo larghi e ho messo virgole nei vostri discorsi. Ho percepito i vostri sentimenti e ascoltato i vostri respiri.
Mi sono finto mille altre persone, sono stato in luoghi che non mi hanno voluto, ho usato frasi non mie, ho interpretato parole e osservato sguardi fino ad esserne sopraffatto.

Tutto questo per finire per risultare patetico. Un falso d'autore, un'imitazione scadente, una barzelletta raccontata da chi non lo sa fare.

Ho impugnato una chitarra come scudo e le note come picche per andare a colpire cuori distanti. Intrappolati in quadri di fiori e scatole di cioccolatini.
Ho fatto rumore fino a farmi fischiare le orecchie, e a suoni aggiungevo altri suoni per cercare di coprire le voci che, nel mio cranio, non volevano stare zitte.

Ma non sono stato capace di rendermi uguali a voi.

Ma non accusate voi stessi d'esser stati troppo blandi. Non cercate colpe nelle vostre azioni. Avete vissuto come il vostro spirito vi indicava di vivere, come il vostro corpo vi ha portato ad agire.

Non sto forse facendo lo stesso anch'io?

Oppure è un'altro dei miei modi per cercare di interpretare una parte che non mi spetta, per un copione che non ho scritto, in un film che non vorrei mai andare a vedere?
Sono stanco. Stanco di tutto quello che mi circonda, stanco del dovermi per forza trovare qualcosa da essere o qualcuno da invidiare.

Voglio...solo..."

Tornò a fissare il pavimento, in corrispondenza della linea gialla che lo separava dal mondo perduto.

Sentiva la porta scattare e l'inserviente trascinarli fuori in silenzio.

L'orario delle visite era terminato.

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